Partiamo insieme per la più bella delle Piccole Antille…

Sapevi che c’è un luogo oltreoceano dove puoi andare solo con la carta di identità?

Dove siamo?
Si tratta di una delle regioni francesi d’oltremare, antichi territori dell’impero coloniale (i dipartimenti e regioni d’oltremare sono 5: Guyana Francese, Martinica, Guadalupa, Mayotte e Reunion, poi ci sono le collettività d’Oltremare come ad esempio la Polinesia Francese e i territori a statuto speciale come la Nuova Caledonia e le terre antartiche e australi)…ma io oggi voglio raccontarvi di un’isola che mi ha letteralmente rubato il cuore, la mia Gwada!
Ci troviamo nelle Piccole Antille, arcipelago del mar caraibico, contrapposto alle Grandi Antille, che si estende da Puerto Rico alla costa venezuelana.
Sei lunghi mesi in questa terra calda e colorata che mi ha regalato ricordi indelebili.
Un’isola a forma di farfalla, con un’ala bianca e una nera. Si perché sull’ala bianca, dove alloggiavo io e dove ci sono la maggior parte delle strutture ricettive, ci sono spiagge di un bianco abbagliante, punte rocciose a picco nel mare e verde campagna (i cosiddetti Grand Fonds). Sull’ala nera invece, c’è una fitta foresta tropicale, un vulcano (La Grande Soufrière, 1467 mt), cascate e spiagge laviche di colore scuro.

Il mio arrivo
Sono arrivata all’aeroporto e già mi sono sentita immersa nell’atmosfera dei tropici. A parte il caldo umido infernale (sono stata nel periodo non proprio migliore, da fine Marzo a fine Agosto),
il reggae e lo zouk (musica e ballo tipico dell’isola) in sottofondo mi avevano già messo in modalità vacanza, anche se in realtà io ero li per lavorare.
Lungo il tragitto in auto verso il villaggio, ci siamo imbattuti in un combattimento di galli. Era la prima volta che ne vedevo uno. Si tratta di un’attività tradizionale in molti Paesi, perlopiù a scopo ricreativo (non certo dei poveri galli) e per scommesse. Una pratica crudele e incomprensibile ai nostri occhi, ma che per i locali rappresenta certamente molto di più. Questa pratica è stata descritta anche dal famoso antropologo Geertz durante la sua permanenza a Bali in un interessantissimo saggio nel quale scrive “Nel combattimento di galli l’uomo e la bestia, il bene e il male, l’ego e l’id, il potere creativo della mascolinità eccitata ed il potere distruttivo dell’animalità liberata si fondono in un sanguinoso dramma di odio, crudeltà, violenza e morte”
Un’altra cosa che ricordo avermi colpito molto erano le case senza cancelli e con le porte perennemente aperte, segno di una comunità coesa e di grande fiducia. Fiducia un po’ meno riposta negli stranieri. Gli isolani sono molto amichevoli, ma ci vuole un bel po’ di tempo per conquistare davvero la loro stima e fiducia. Dobbiamo ricordarci che si tratta di un Paese dove la schiavitù è stata abolita solo nel 1848, grazie a una campagna politica di Victor Schoelcher. Se ci pensate è davvero pochissimo!
Storia e cultura dell’isola
L‘isola, all’arrivo di Cristoforo Colombo nel 1493, era abitata dagli indiani caribi che la chiamavano 
Karukera che significa isola dalle acque meravigliose”, ecco perché venne contesa da spagnoli, 
francesi e inglesi. Ovviamente le splendide acque caraibiche non erano l’unico interesse, ma 
soprattutto l’aver visto una grande potenzialità nello sfruttamento del territorio. 
Il primo stabilimento per la lavorazione dello zucchero, fu costruito dai francesi nel 1635. Gli 
inglesi poi fecero diventare Pointe à Pitre un grande porto per l’esportazione a basso costo di 
cibo e legname. 
A Marie Galante, una delle isole appartenenti alla Guadalupa, insieme a La Desirade e Les 

 

 
 
 
 
 
Saintes, ho potuto visitare una distilleria di Rum prodotto proprio grazie alla lavorazione della 
canna da zucchero. 
Il Rum artigianale è uno dei prodotti principi dell’isola, e in molti bar viene servito anche con 
pezzetti di frutta (Rhum Arrangéoppure servito con zucchero di canna e lime (Ti Punch) 
Per quanto riguarda il cibo I ristoranti dell’isola offrono la possibilità di gustare sia la cucina 
francese e sia i piatti fantasiosi e speziati della cucina creola. Uno degli ingredienti base nelle 
ricette dell’isola è il pesce. Alcune delle specialità creole più tipiche sono ”les accras, frittelle 
ripiene di merluzzo, i crabes farci, granchio terrestre farcito e speziato, riso e fagioli oppure il 
frutto dell’albero del pane gratinato. 
La cultura di Guadalupa è il risultato di una fusione secolare di elementi francesi, africani e delle 
Indie Orientali e Occidentali, espresso anche nell’architettura, che varia dagli edifici coloniali 
francesi ai templi hindu, nella cucina creola e nel locale ‘patois’ creolo diffuso soprattutto nelle 
case private.
Durante le manifestazioni culturali è naturale incontrare le donne con i tradizionali abiti creoli, 
costituiti da: una gonna lunga dai colori sgargianti, in cotone a strisce o quadri arancione e 
giallo; una camicia bianca con i bordi merlettati; una sottana anch’essa bianca e uno scialle 
portato sopra le spalle.
Cosa vedere
Come vi dicevo, la Guadalupa è divisa in 2 parti, le due ali della farfalla e sono rispettivamente:
Grand Terre, la parte dei villaggi turistici e delle spiagge bianche, dove consiglio assolutamente
la spiaggia di Sainte Anne, una capatina lla meravigliosa spiaggia “La Caravelle”, appartenente al
Club Med, ma dove si può entrare con un ingresso giornaliero e Saint Francois, antico villaggio di
pescatori ora marina turistica. Non fatevi mancare anche la Pointe des Chateaux che per alcuni
versi ricorda la meravigliosa Pointe du Raz in Bretagna!
Basse Terre, qui siamo nel meraviglioso Parc National de la Guadeloupe dove si possono fare
escursioni in macchina e/o a piedi attraverso foreste pluviali ricche di orchidee e colline coperte
di felci. La riserva forestale di 17.300 ettari è divisa dalla Route de la Traversée, un itinerario
montano che si snoda tra canneti di bambù, mogani e alberi della gomma e una rinfrescante
cascata denominata Cascade aux Ecrevisses. All’interno del parco si trova la Maison de la Forêt, il
Parc des Mamelles per avventurarvi su ponti sospesi nella foresta tra oltre 85 specie diverse di
animali delle Piccole Antille e della Guyana Francese. Consiglio certamente anche una visita al
bellissimo giardino botanico di Deshaies, appartenuto all’umorista francese Coluche (al
ristorante del giardino ho mangiato un ottimo “Colombo di Pollo” che vi consiglio!​

Incastonata tra le due ali, Pointe à Pitre, la città più grande di Guadalupa, esibisce una
combinazione di vecchio e nuovo con la sua architettura coloniale e dalla tipica atmosfera delle
Indie Occidentali.​
La città nacque nel 1654 come mercato ittico ai margini della baia e ancora oggi vi si svolge un
bel mercato pubblico all’aperto presso la parte interna del porto.​
Il cuore della città è Place de la Victoire, uno spazio aperto impreziosito da alte palme reali.​
In città ci sono anche alcuni musei, tra cui il Musée Schoelcher, dedicato all’ abolizionista Victor
Schoelcher, dove sono esposti oggetti relativi al periodo della schiavitù, e il Musée Saint-John
Perse, dedicato al celebre poeta e premio Nobel Alexis Léger, noto come Saint-John Perse.
Insomma, io ci tornerei domani…e voi? Ci state pensando?